10 curiosità sulle Olimpiadi di Tokyo 2020

da | 12 Agosto 2021 | Articoli

Le Olimpiadi di Tokyo 2020 passeranno alla storia come un’edizione piuttosto travagliata per i motivi che ben conosciamo. La pandemia infatti non ha guardato in faccia nessuno, imponendo pesanti modifiche e un’atmosfera di incertezza sin dal momento del suo esordio. Una pellicola già vista per il Giappone, che in un certo senso sembra vittima di una maledizione. I primi giochi che il Paese avrebbe dovuto ospitare infatti erano quelli del 1940, annullati a causa della Seconda Guerra Mondiale.

 

Stavolta ce la siamo “cavata” rimandando il tutto di un anno, non senza problemi. In uno Stato nel pieno della quarta ondata di covid-19 le accortezze da prendere sono state molteplici. Così come gli scandali e le reazioni dei cittadini giapponesi, che in molti casi non hanno visto di buon occhio la decisione di confermare i giochi nel 2021.

 

Nonostante questo però, l’evento si è svolto e concluso giusto pochi giorni fa, regalandoci performance imperdibili, momenti di stupore e grandi soddisfazioni.
E così, in attesa delle Paralimpiadi, che inizieranno il 24 agosto e termineranno il 5 settembre, vogliamo ricordare 10 curiosità, fra le più interessanti, sulle Olimpiadi di Tokyo 2020.

I cinque cerchi delle Olimpiadi di Tokyo 2020 esposti a Odaiba

I cinque cerchi olimpici esposti a Odaiba (Foto di Dick Thomas Johnson)

 

1. Curiosità sulle mascotte delle Olimpiadi

Create per le Olimpiadi e le Paralimpiadi di Tokyo 2020, sono ad opera dell’illustratore giapponese Ryo Taniguchi.

La prima si chiama Miraitowa, nome nato dalla combinazione di “futuro” (mirai) ed “eternità” (towa), a simboleggiare uno sprazzo di luce e di speranza in questo periodo turbolento. Il motivo a scacchiera blu e bianco che la caratterizza è tipicamente tradizionale, si chiama ichimatsu moyo e risale al periodo Edo (1603-1868). I quadrati che compongono il logo sono di diverse grandezze: il messaggio dei giochi olimpici è infatti quello di promuovere la bellezza e la potenza della diversità.

La mascotte scelta per le Paralimpiadi, invece, si chiama Someity e si ispira ad un particolare tipo di fiore di ciliegio dal colore rosa pallido, il Somei Yoshino. La pronuncia del suo nome suona come l’espressione inglese “so mighty”, ovvero “così potente”, il motto perfetto per gli atleti paralimpici.

Entrambe le mascotte sono state scelte per rappresentare la sintesi perfetta tra tradizione e innovazione e per incarnare la forza e la determinazione di tutti gli atleti in gara.

Someity e Miraitowa, le mascotte delle Olimpiadi di Tokyo 2020

Someity e Miraitowa, le mascotte delle Olimpiadi di Tokyo 2020 (Foto di Tin Long Yeung)

 

2. Le Olimpiadi di Tokyo 2020 e il legame con la cultura pop

Durante la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Rio 2016, andò in onda un video di presentazione del Giappone, che avrebbe raccolto il testimone e ospitato i giochi del 2020. La clip era piena di riferimenti ad anime, manga e videogiochi, accostati alle varie discipline sportive. Ciliegina sulla torta fu la comparsa sul palco dell’allora primo ministro nipponico Shinzō Abe in abiti decisamente inusuali. L’uomo si presentò vestito da Super Mario emergendo da un tubo verde, proprio come avrebbe fatto l’idraulico più famoso del mondo.

 

Questo fu solo l’inizio del connubio tra l’evento e la cultura pop giapponese, ufficializzato anche dalla scelta di alcune icone di anime e manga quali “ambasciatori di Tokyo 2020”.

I riferimenti al mondo nerd hanno raggiunto gli eventi stessi dei giochi. Nel corso della cerimonia di apertura e di alcune gare, sono state trasmesse colonne sonore di popolari anime e videogiochi. Final Fantasy, Kingdom Hearts, Dragon Quest e L’Attacco dei Giganti sono solo alcuni esempi immediatamente riconosciuti da fan di tutto il mondo.

 

Ma non finisce qui: anche gli atleti hanno omaggiato le opere e i beniamini con i quali sono cresciuti. Per esempio il greco Miltiadis Tentoglou, che ha vinto l’oro nel salto in lungo maschile, ha anticipato la sua performance assumendo la posa del Gear Second di Luffy (One Piece). Stessa cosa ha fatto l’italiano Massimo Stano, ma con il Gear Third, portando a casa l’oro nella marcia di 20km. Le ginnaste del team femminile Uzbeko invece hanno sfoggiato delle uniformi chiaramente ispirate agli abiti di Sailor Moon.

Il cyborg Franky di One Piece nella sua posa più iconica

Il cyborg Franky di One Piece nella sua posa più iconica (Screenshot di One Piece di Eiichirō Oda, Toei Animation)

 

3. La cerimonia di apertura e l’ordine della sfilata delle Nazioni

Una delle curiosità più evidenti di queste Olimpiadi ha riguardato la sfilata dei Paesi partecipanti, che si svolge dopo le esibizioni iniziali.
La Grecia parte sempre per prima, perché in fondo ci sta omaggiare il luogo in cui un evento tanto importante è nato. Dopo seguono tutti gli altri, solitamente in ordine alfabetico.

Quest’anno però non è stato così, complici la pronuncia giapponese e il diverso sistema di scrittura. La lingua nipponica infatti si articola in kana, che per semplificare definiremo una sorta di sistema sillabico. La sfilata quindi, seguendone l’ordine, è proseguita con le vocali A I U E O, e poi con le combinazioni di queste ad altre consonanti. KA KI KU KE KO, SA SHI SU SE SO e così via.
Ecco perché l’Italia è stata tra i primi Paesi a sfilare!

 

4. Karate e Olimpiadi

Pensando alle arti marziali giapponesi, la prima che ci viene in mente è probabilmente il karate. Eppure, la disciplina ha fatto il suo ingresso ai giochi solamente quest’anno, insieme a skateboard, surf e arrampicata.

I match di karate, così come quelli di judō, si sono tenuti nel Nippon Budōkan, un palazzetto composto da tre sale e situato al centro della capitale. Considerato il tempio delle arti marziali, di cui ospita gli incontri durante tutto l’anno, spesso è adibito anche ad altre funzioni. Gli appassionati di musica probabilmente lo conosceranno per alcuni concerti celebri, come quelli dei Beatles nel 1966.

Per le Olimpiadi del 2024, che si svolgeranno a Parigi, pare invece che il karate uscirà di scena, lasciando il posto ad uno sport piuttosto inusuale: la breakdance.

 

Il Nippon Budōkan durante un torneo di arti marziali

Il Nippon Budōkan durante un torneo di arti marziali (foto di DocChewbacca)

 

5. I cinque cerchi e i semi del 1964

I cinque cerchi sono il simbolo olimpico ufficiale, e in quanto tali sono praticamente onnipresenti. Nella cerimonia di apertura di quest’anno li abbiamo visti aprirsi sotto i nostri occhi, a formare il logo olimpico attorno al quale performer e danzatori si sono esibiti. Una cosa che non tutti sanno è che il materiale usato per realizzarli è un legno molto particolare. Anzi, si tratta di molteplici legni, estratti da alberi piantati dagli atleti nei giochi di Tokyo 1964.

 

6. Il messaggio sostenibile delle Olimpiadi di Tokyo 2020

Quelle del 2020 sono state Olimpiadi all’insegna della sostenibilità, come dimostrano alcune scelte prese dagli organizzatori.
I letti del Villaggio Olimpico ad esempio, destinati agli atleti, sono stati realizzati in cartone. Alcune voci sostenevano che dietro la scelta del materiale ci fosse stata l’intenzione di scoraggiare le effusioni. Un letto in cartone infatti non è in grado di sostenere il peso di più persone. In seguito però, queste dicerie si sono rivelate infondate.

Le medaglie invece sono state ricavate da vecchi elettrodomestici riciclati, grazie a una lunga campagna che ha coinvolto anche i cittadini giapponesi. Per due anni infatti il Giappone avrebbe raccolto circa 78,985 tonnellate di dispositivi elettronici, da cui ricavare i premi.

Smartphone sulla città di Tokyo

Smartphone sulla città di Tōkyō

 

7. Curiosità sulla torcia olimpica, fra tradizione e modernità

La torcia delle Olimpiadi di Tokyo 2020 è tra le più eleganti mai realizzate, c’è poco da fare. Andando però oltre la semplice estetica possiamo trovare un significato ben preciso.

Il design dell’artista Tokujin Yoshioka coniuga tradizione e modernità, e lo fa combinando un’avanzata tecnica di realizzazione, normalmente usata per i treni ad alta velocità, a forme tradizionali. Osservato dall’alto infatti, l’oggetto ricorda distintamente un sakura, o fiore di ciliegio. Accostato alla caducità della vita, poiché fiorisce solo per pochi giorni all’anno, il sakura è uno dei simboli del Giappone.
La forma a cinque punte però si può ricondurre anche a una fiamma che arde, illuminando il cammino. Dopotutto, parliamo pur sempre di una torcia.

 

La scelta di questa lettura non è un caso. Dobbiamo ricordare infatti che la selezione del Giappone quale Paese ospitante queste Olimpiadi risale al 2011, anno del disastro del Tōhoku. Regione da cui proviene lo stesso alluminio di cui si compone l’opera di Yoshioka. La torcia quindi è anche un messaggio di speranza per la popolazione colpita, un invito a rialzarsi e ad andare avanti ancora una volta.

 

Torcia delle Olimpiadi di Tokyo 2020

La torcia a forma di sakura del designer Tokujin Yoshioka (Foto di Christophe95)

 

8. I premi degli atleti

Ai vincitori delle varie discipline quest’anno non sono andate solo medaglie, ma anche dei fiori. I bouquet non sono stati assemblati a caso: a comporli dei girasoli della prefettura di Miyagi, genziana da Iwate e campanule da Fukushima. Ancora una volta il disastro del Tōhoku del 2011 è stato posto sotto i riflettori. Le tre aree infatti sono tra le più colpite da tsunami e disastro nucleare, i cui effetti non si sono limitati all’immediato. L’economia delle regioni coinvolte infatti ha subito un tracollo negli anni successivi, da cui stanno ancora cercando di riprendersi. I bouquet, stando quanto dichiarato da una coltivatrice di fiori di Fukushima, vogliono essere un ringraziamento verso il resto del mondo, che si è prodigato ad aiutare il Tōhoku nel suo momento più buio.

 

9. Le Olimpiadi di Tokyo 2020 e la parità di genere

Quelle del 2020 passano alla storia per essere, almeno finora, le Olimpiadi più bilanciate per parità di genere. Secondo il Comitato Olimpico Internazionale, infatti, la percentuale di partecipanti donne si aggira attorno al 49%. Per le Paralimpiadi i valori raggiungono invece il 40%, maggiore del 2% rispetto alla precedente edizione di Rio.

Per inaugurare questo passo in avanti nel migliore dei modi, lo stesso Comitato ha chiesto ai Paesi partecipanti a far sfilare due portabandiera. Questo, a patto che la coppia fosse formata rispettivamente da un uomo e da una donna. E così, per la prima volta l’Italia ha scelto di abbracciare la parità di genere proponendo una doppia rappresentanza alle Olimpiadi di quest’anno. Non da meno, il Giappone ha sfidato il problema della discriminazione proponendo, accanto ad una giovane wrestler, un atleta dalla doppia nazionalità.

Risako Kawai, medaglia d'oro nella categoria lotta libera 57kg alle Olimpiadi di Tokyo 2020

Risako Kawai, medaglia d’oro nella categoria lotta libera 57kg alle Olimpiadi di Tokyo 2020 (Foto di John Sachs)

 

10. Cerimonie e digitale

Curare un evento della portata delle Olimpiadi durante una pandemia è molto difficile. Considerando poi che il Giappone, a pochi giorni dai giochi, si trovava ad affrontare la quarta ondata, quella di effettuare le gare in assenza di pubblico è stata praticamente una scelta obbligata. Stessa sorte è toccata alle cerimonie, in particolare a quella di chiusura, che si è svolta quasi interamente in digitale e con il supporto di droni. Gli spettacoli di luci e forme che hanno tanto stupito gli spettatori, infatti, erano visibili solamente dallo schermo.

 

 

Fonti

Today.com
Olympics.com
Insider.com
Outsider.com

Autore: <a href="https://hanabitemple.it/author/wp_10492808/" target="_self">Elly Pallante</a>

Autore: Elly Pallante

Founder di Hanabi Temple, si occupa di molteplici cose all'interno del progetto e coltiva fin troppi interessi per una sola persona. D'altronde, tentate di ragionare voi con una mente costantemente punzecchiata dalla creatività. In ambito Giappone apprezza soprattutto mitologia e folklore, ma si interessa anche di fantasy. Qualcuno ha detto Dungeons & Dragons?

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