Come funziona il sistema sanitario giapponese?

da | 3 Giugno 2021 | Articoli

Viaggiando o abitando stabilmente in Giappone è sempre buona norma tutelarsi da imprevisti che potrebbero compromettere il proprio soggiorno, come capita quando si entra in contatto con il sistema sanitario giapponese.

Dopo un primo tentativo di far fortuna nel Sol Levante a fine anni ‘90, caratterizzato da alti e bassi, la mia strada mi ha riportato nuovamente in questo Paese diversi anni dopo, grazie a una proposta di lavoro molto importante. Beneficiando di una Highly Skilled Professionals Visa di 5 anni, ho avuto la possibilità di avere una casa mia, un conto in banca, un libretto della pensione e sponsorizzare anche il visto per mia moglie. Durante la mia permanenza a Tōkyō, in cui ho lavorato in una società giapponese, ho dovuto imparare a vivere come i giapponesi. Ho avuto a che fare con la burocrazia nipponica e, inevitabilmente, anche con medici e strutture ospedaliere.

Basandomi, dunque, sulla mia esperienza, in questo articolo vorrei darvi una breve panoramica di come funziona il sistema sanitario giapponese, perché credo sia importante capire come muoversi e cosa aspettarsi da esso. Quando sarà nuovamente possibile viaggiare, potrà tornarvi utile sia che andiate in Giappone da studenti o lavoratori, sia da semplici turisti.

Medico giapponese tiene una fiala in mano

Medico giapponese (Stockphotokun)

 

Come funziona il sistema sanitario giapponese?

Nato sul finire degli anni Venti del secolo scorso, il sistema sanitario giapponese ha continuato a subire modifiche fino a buona parte degli anni Ottanta, soprattutto nell’abbassamento della percentuale a carico dell’assicurato. È essenzialmente privato e gestito da assicurazioni.

È previsto anche un sistema pubblico che prende il nome di Kokumin Kenkō Hoken 国民健康保険, accessibile da chi non può stipulare un’assicurazione privata. Chi utilizza il sistema pubblico paga un ticket, generalmente abbastanza economico, per qualsiasi tipo di accertamento. Solo gli anziani hanno diritto alla copertura sanitaria gratuita.

Come responsabile di un’importante azienda giapponese, avevo un’assicurazione privata pagata dalla società che copriva il 70% delle spese sanitarie. Era la classica Kenkō Hoken e, in aggiunta, avevo anche una polizza sul dipendente detta Koyō Hoken 雇用保険. Queste assicurazioni, per chi lavora in una ditta, hanno un costo accessibile: nel mio caso pagavo circa 80000 ¥ (650 €) al mese. La mia assicurazione copriva anche mia moglie che, lavorando meno di 30 ore settimanali, era a mio carico.

Attenzione, perché quello delle 30 ore lavorative è un limite importante nella società giapponese, stando a quanto raccontano amici di mia moglie: si tratta infatti del tetto minimo per poter accedere al Kenkō Hoken. Questo porta alcuni datori di lavoro, soprattutto in negozi, supermercati e ristoranti, ad assumere più persone per uno stesso ruolo e farle lavorare a rotazione. Così ognuno lavora meno di 30 ore settimanali e il datore di lavoro non è tenuto a pagare l’assicurazione sanitaria privata.

Ovviamente, questo non riguarda chi si trova in Giappone come studente, perché la scuola è obbligata a fare un’assicurazione con il visto studentesco. Spesso, anzi, è proprio quest’ultima che richiede una serie di analisi di laboratorio, una radiografia toracica e/o certificati autenticati del medico di base per completare il dossier d’iscrizione.

Assicurazione del sistema sanitario giapponese

Un esempio di Kenkō Hoken

 

Esiste il medico di base in Giappone?

In Giappone non esiste la figura del medico di famiglia. Per un consulto di base ci sono le Naika 内科, una sorta di cliniche private, a cui di solito ci si rivolge per piccoli raffreddori, mal di pancia o poco più. Personalmente ho collezionato una discreta raccolta di tessere di queste Naika, tutte situate grosso modo sulla strada che da casa portava a lavoro.

La prima volta che ci si reca alla Naika bisogna tesserarsi, compilare alcuni moduli ed essere in possesso della tessera sanitaria giapponese. Quest’ultima viene consegnata dalla scuola che si frequenta o dall’azienda per cui si lavora. In realtà, anche una volta tesserati, ogni volta che ci si rivolge presso la stessa Naika occorre misurare la temperatura corporea e compilare un modulo per descrivere il problema per il quale ci si presenta.

Quando arriva il proprio turno, si entra nella stanza indicata per procedere al colloquio con il medico. Descrivere i sintomi accusati può rivelarsi un’impresa ardua se non si conosce il giapponese, perché la percentuale di personale sanitario che parla inglese è molto bassa. Una volta terminata la visita, comunque, si paga la prestazione alla reception (con la mia assicurazione pagavo 2€ circa), e si riceve la ricetta con la cura da seguire.

Un aspetto da non sottovalutare all’interno di queste strutture sanitarie sono gli agganci del personale. Un medico di turno talvolta può essere in contatto con un primario in una struttura ospedaliera più grande, magari specializzato proprio in quello che serve in una precisa circostanza. In questo caso, il dottore della Naika potrebbe scrivere una lettera di “raccomandazione”, indispensabile per poter accedere a cure mirate o a strutture specializzate. Purtroppo, nel mio lungo soggiorno giapponese, ho avuto la necessità di ricorrere più volte all’ospedale e queste lettere di presentazione sono state sempre molto importanti.

 

Dove si acquistano i medicinali prescritti?

Per acquistare i medicinali prescritti si può andare in farmacia, o Kusuriya 薬屋, di solito collocata nei pressi della Naika. Anche in questo caso c’è qualcosa da compilare: sostanzialmente, oltre ai propri dati, viene chiesto se si hanno allergie, oppure se si preferisce l’acquisto di farmaci generici o meno. Naturalmente bisogna presentarsi con una prescrizione e, che sia fatta dall’ospedale o dal medico della Naika, in ogni caso non si riceverà mai più dello stretto necessario per la cura. Ad esempio, nel caso doveste prendere per 7 giorni una compressa, vi saranno vendute esclusivamente 7 compresse, non una in più.

I medicinali da banco si possono trovare nei supermercati e sono molto blandi, più integratori che altro. Anche i farmaci prescritti dal medico della Naika, in realtà, non sono mai particolarmente forti, per quelli più importanti bisogna recarsi in ospedale.

Se pensate di portarvi una scorta dall’Italia, fate molta attenzione a verificare se quel medicinale sia considerato vietato in Giappone. È il caso di quelli a base di oppiacei o i narcotici in generale. Per questo motivo, se seguite una cura specifica, vi consiglio di munirvi di un’autocertificazione in inglese firmata dal vostro medico curante. Ad ogni modo, una buona scorta di antibiotici, antipiretici e antinfiammatori in valigia dovrebbe coprire senza problemi una normale vacanza di qualche settimana e scongiurare una visita al pronto soccorso per reperire validi sostituti.

Medicine in una farmacia giapponese

Una farmacia in Giappone (Hiro – Kokoro☆Photo)

 

Ambulanza, pronto soccorso e altri servizi del sistema sanitario giapponese

In generale, quando una persona si sente effettivamente male, l’unica strada percorribile è chiamare l’ambulanza o, se possibile, recarsi al pronto soccorso in maniera autonoma. E, fin qui, nulla di differente da quello che potrebbe succedere in Italia. Quello che cambia è sicuramente il tipo di servizio che viene offerto.

Come succede in altri Paesi con sanità privata, si avranno molti vantaggi se si dispone di una buona copertura assicurativa. Alcune delle garanzie sono ad esempio la stanza privata, uno staff riservato e dei comfort maggiori. Tutto questo, ovviamente, andrà a infierire sul conto finale, che comprenderà anche il numero di flebo o le singole pillole.

Giusto per fare un esempio: un intervento chirurgico di routine può arrivare a costare intorno ai 6000 €. Occorre poi aggiungere il costo giornaliero della stanza (singola, doppia o quadrupla, i prezzi variano), i medicinali, lo staff e varie ed eventuali. Il totale può tranquillamente arrivare ai 10000 €. Il che, con la copertura del Kenkō Hoken, significa pagare di tasca propria il 30% o meno, se si hanno assicurazioni aggiuntive.

Personalmente, in quelle occasioni in cui ho dovuto farvi ricorso, ho trovato il personale medico molto diretto e preciso. Il servizio offerto è degno di un albergo, le infermiere sono efficienti e gentili. Iinsomma, nulla da obiettare.

Il sistena sanitario giapponese: sala d'attesa di un ospedale in Giappone

Sala d’attesa di un ospedale in Giappone (Christian c)

 

Per quanto riguarda altri servizi, in termini economici e di qualità ho trovato il dentista piuttosto conveniente. Il costo dei materiali è più basso di quello dei dentisti nostrani, inoltre c’è la possibilità di scegliere materiali alternativi meno costosi. Questi ultimi sono compresi nell’assicurazione e sono quelli che, normalmente, tutti i giapponesi scelgono.

Al contrario, non ho avuto un buon feeling con i fisioterapisti. Sembrava avessero difficoltà a gestire una corporatura diversa da quella con cui sono generalmente abituati a trattare. Essendo un’esperienza del tutto personale, potrei essere stato non molto fortunato in tal senso, ma anche alcuni miei amici stranieri hanno riscontrato lo stesso problema.

 

Come funziona il sistema sanitario per i non residenti?

I viaggiatori, e in generale chi non ha la residenza in Giappone, devono prestare particolare attenzione perché i costi della sanità, a carico del degente, sono mutevoli possono addirittura raddoppiare rispetto a quelli per i residenti. Questo perché per le prestazioni sanitarie non esistono tariffe standard e i prezzi potrebbero alzarsi per tanti motivi: dalla disponibilità di camere di degenza alla zona in cui la struttura è collocata. Generalmente infatti, gli ospedali più accessibili per gli stranieri sono collocati in zone altamente turistiche, quindi di per sé molto più costose.

Per questo motivo è buona norma stipulare sempre e comunque un’assicurazione privata prima di partire per un Paese estero, aspetto che molte persone sottovalutano. Purtroppo la dura realtà, che non sempre dipende da noi, è che bisogna tutelarsi e non solo in caso di malattia: ci si potrebbe trovare coinvolti in un incidente o avere altre necessità sanitarie inaspettate. È bene allora fare sempre molta attenzione e non dare mai nulla per scontato. In particolare, quando stipulate un’assicurazione informarvi bene sui termini del contratto: alcuni non offrono copertura immediata ma rimborsi, e dato che con la sanità giapponese si parla di cifre importanti, è bene essere preparati.

Se siete coperti da assicurazione e vi trovate in difficoltà o avete bisogno di soccorso, dovete chiamare il numero telefonico che viene fornito al momento della sottoscrizione del contratto. Il centralino vi farà richiamare dal primo medico disponibile, il quale vi dirà se è necessario o meno ricorrere all’ospedale. Se lo è, dovere recarvi presso la struttura indicata e, una volta lì, procedere con la pratica. Ovviamente, nel caso siate impossibilitati nel fare tutto questo, un eventuale compagno di viaggio può farlo per voi. L’importante è avere con sé l’assicurazione con tutti i dati.

 

Igiene in Giappone

Penso di aver toccato più o meno tutti i punti più importanti sul sistema sanitario giapponese, ma c’è un altro argomento su cui vorrei soffermarmi ed è quello dell’igiene.

Dalla mia esperienza, ho avuto modo di apprezzare come i giapponesi siano sensibili in tema di virus. I miei colleghi indossavano sempre le mascherine in ufficio, soprattutto durante il periodo dell’influenza stagionale. Ci veniva richiesto di pulire e disinfettare le nostre scrivanie molto spesso, e allo stesso modo gli inservienti disinfettavano corrimano, maniglie e tutte le superfici che potevano essere potenzialmente toccate da altri. Ho potuto verificare la stessa cosa anche nelle stazioni dei treni, delle metropolitane e a bordo degli autobus. A tutto questo va aggiunto il fatto che i giapponesi non sono soliti abbracciare o stringere la mano. Di conseguenza, in genere la distanza di sicurezza è sempre ben rispettata.

Commercianti che indossano mascherine - sistema sanitario giapponese

Le mascherine fanno parte della quotidianità in Giappone (Jérémy Stenuit)

 

COVID-19: il suo impatto sul Giappone

Quanto detto nel paragrafo precedente è strettamente connesso con il COVID-19 e il suo impatto sul Giappone.
Quando è scoppiata la pandemia io ero già rientrato in Italia, quindi non ho avuto un’esperienza diretta con la situazione nipponica. Avendo però molti amici e colleghi, giapponesi e non, che vivono in questo Paese, ho potuto ricevere un po’ di feedback da loro.

Non mi sono meravigliato del fatto che l’impatto della malattia sia stato minore rispetto a quello vissuto da noi, grazie anche all’attenzione che i giapponesi hanno per l’igiene e nell’evitare contatti diretti. La Costituzione nipponica non prevede l’obbligo di chiusura delle attività o di dover restare a casa, ma il consiglio che viene dato è quello dell’auto-responsabilità. Certo, non sempre si riesce, ma i giapponesi hanno un proverbiale autocontrollo e, soprattutto, uno spiccato senso civico e di collettività. Ci sono, tuttavia, anche una serie di lati controversi che riguardano come il Paese stia gestendo la pandemia: per esempio non è mai stato chiaro come vengano gestiti i tamponi, né c’è la sicurezza che che eventuali asintomatici restino effettivamente a casa.

Il Giappone ha una popolazione doppia rispetto alla nostra, ma effettua molti meno tamponi se paragonato all’Italia. Anche su decessi e terapie intensive non si ha un quadro sicuro su come vengano fatti i conteggi. Eppure, nonostante tutto, la vita continua quasi normalmente, perché per loro è normale indossare la mascherina e mantenere una certa distanza interpersonale.

 

Qual è la situazione sanitaria attuale in Giappone?

Da inizio anno il Paese sta attraversando la quarta ondata di contagi, che ha portato a un crescendo totale dei casi e, di conseguenza, il governo giapponese ha chiesto maggior sforzo alla popolazione fornendo delle linee guida. A causa del numero dei contagi ancora alto, attualmente in 9 prefetture, Tōkyō inclusa, è attivo uno stato di emergenza, che si protrarrà fino al 20 giugno. Sono previste alcune restrizioni per concerti, cinema, teatri e ristoranti. Tuttavia, non sono stati imposti lockdown perché non sono permessi dalla Costituzione. Gli arrivi in Giappone dall’estero sono fortemente limitati e per tutti i viaggiatori che hanno diritto a entrare nel Paese è prevista una quarantena di 15 giorni, dalle regole molto severe.

La campagna vaccinale è in corso da febbraio e si stanno moltiplicando gli sforzi per accelerare il processo, con l’apertura di nuovi centri vaccinali. Inoltre dal 21 giugno partiranno le vaccinazioni anche nei luoghi di lavoro e nelle università. Particolare attenzione viene posta sulle nuove varianti del virus, tra cui una giapponese, sul programma di vaccinazione nazionale. L’obiettivo è quello di permettere lo svolgimento delle Olimpiadi, nonostante il crescere di opinioni contrarie all’evento.

 

Concludendo, vorrei ricordare che avere un’idea più chiara del sistema sanitario giapponese vi darà modo di essere pronti qualora ne abbiate bisogno. Sono poche le strutture e i medici che parlano inglese: se li cercate, sarete obbligati ad affidarvi a quei pochi che si trovano. Inoltre, un medico non vi darà mai una mano a districarvi nella burocrazia e nei moduli in giapponese. Preparatevi, cercate eventualmente di avere un tutor o un contatto madrelingua che possa aiutarvi, perché quando si parla di salute è già complicato capirsi nella propria lingua.

 

Di seguito alcuni link utili:

Guida in inglese sul sistema sanitario giapponese

Japan health system review – Compendio scaricabile gratuitamente

Agenzia del turismo giapponese – Guida in inglese

Viaggiare sicuri

Ambasciata italiana a Tokyo

Sanità, Welfare e altre info – in inglese

Autore: <a href="https://hanabitemple.it/author/vincenzo-maddaloni/" target="_self">Vincenzo Maddaloni</a>

Autore: Vincenzo Maddaloni

Ex salary man di Tokyo, porto il Giappone con me da 30 anni. Appassionato di musica, hi-tech, fotografia e viaggi in generale. Ogni posto che ho visitato per lavoro o per turismo, mi ha dato una ricchezza enorme, mettendo ancor più in evidenza le bellezze e le contraddizioni del Giappone.

2 Commenti

  1. Andrea

    Ottima spiegazione del sistema sanitario del paese del “Sol Levante”. Realmente tante particolarità di tale sistema sono così lontane dal nostro sistema sanitario che è stato interessante poterne leggere le caratteristiche.

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  2. Vincenzo Maddaloni

    Innanzitutto grazie per il tuo prezioso commento. Credo che sia indispensabile avere certe informazioni, soprattutto se si è in procinto di andare in Giappone. Personalmente, rispetto al sistema sanitario americano, quello giapponese è più equilibrato, ma rimane pur sempre un sistema troppo differente da quello italiano, con tutti i pro e i contro.

    Rispondi

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